AUROBINDO YOGA SADHANA
Marzo 2025
29 Marzo 2025
Dalla Bhagavad Gita (capitolo II):
13) Come l’essere incarnato passa fisicamente attraverso l’infanzia, la giovinezza e la vecchiaia, così esso prosegue con la nuova assunzione di un corpo. Un uomo ponderato non si lascia disturbare e confondere da tutto ciò.
18) I corpi terreni hanno una fine, ma l’anima che possiede e usa il corpo è eterna, indistruttibile, illimitabile. Quindi combatti, o Bharata.
20) Essa non nasce e non muore, e nemmeno viene in esistenza una volta sola per poi non esistere più. Essa sta al di sopra della nascita, è sempiterna, perpetua, originaria. Non viene uccisa con l’uccisione del corpo.
22) Come un uomo cambia dei vestiti logori con altri di nuovi, così l’anima incarnata si disfa dei corpi vecchi e ne assume altri di nuovi.
23) Le armi non possono fenderla, il fuoco non può bruciarla, l’acqua non può infradiciarla, il vento non può disseccarla.
24) Non può esser ferita, bruciata, inzuppata o riarsa. Eterna, onnipervasiva, stabile, inamovibile, essa esiste per sempre.
30) Questo essere incarnato eterno e indistruttibile risiede nel corpo di ciascuno, o Bharata; per cui non dovresti addolorarti per alcuna creatura.
-o-
Devi evitare quell’errore grossolano che si fa in genere a proposito della reincarnazione.
L’idea comune è che Titus Balbus rinasca nuovamente come John Smith, un uomo dalla stessa personalità, dallo stesso carattere, dalle stesse cognizioni che possedeva nella sua vita precedente, con la sola differenza che ora si veste in giacca e pantaloni invece che con la toga e parla nell’Inglese di Londra invece che nel Latino popolare.
Non è così. A che cosa potrebbe servire ripetere la stessa personalità o lo stesso carattere un milione di volte dall’inizio dei tempi fino alla loro fine!
L’anima entra nella rinascita per fare esperienza, per crescere, per evolversi, fino a quando non potrà manifestare il Divino nella materia.
È l’essere centrale a incarnarsi, non la personalità esteriore. La personalità è semplicemente lo stampo che esso crea per le proprie forme di esperienza in quella vita. In un’altra nascita esso creerà per sé una personalità differente, delle capacità differenti, una vita e un'occupazione differenti.
Supponiamo che Virgilio rinasca; egli potrebbe riprendere con la poesia ancora per una o due vite, ma certamente non scriverà un altro poema epico, piuttosto forse delle liriche delicate, ma eleganti e magnifiche, come avrebbe voluto scriverne, ma non poté, a Roma. In un’altra vita probabilmente non sarà affatto un poeta, ma un filosofo e uno Yogi che cerca di raggiungere e di esprimere la verità suprema – perché anche questa era una tendenza della sua coscienza che non poté realizzarsi in quella vita. Magari in precedenza era stato un guerriero o un sovrano che aveva compiuto egli stesso delle gesta simili a quelle di Enea o di Augusto, prima di cantarle.
E così via – da un lato o dall’altro l’essere centrale sviluppa un nuovo carattere, una nuova personalità, cresce, si sviluppa, passa attraverso ogni tipo di esperienza terrestre. [...]
Non è la personalità, il carattere che è di primaria importanza nella rinascita, ma l’essere psichico che sta dietro all’evoluzione della natura e che si evolve con essa.
Lo psichico, quando diparte dal corpo, lungo la via che lo porterà al suo luogo di riposo, spogliandosi anche del mentale e del vitale, porterà con sé l’essenza delle sue esperienze, non gli eventi fisici, non i moti vitali, non le costruzioni mentali, non le abilità o le indoli, ma qualcosa di essenziale che ha appreso da essi, quello che si potrebbe chiamare l’elemento divino in funzione del quale tutto il resto esisteva. Quella è l’acquisizione permanente, ed è quella che aiuta a crescere verso il Divino.
Questo è il motivo per cui generalmente non c’è memoria degli eventi e delle circostanze esteriori delle vite passate – perché vi sia questa memoria dev’esserci un notevole progresso in direzione di una continuità ininterrotta della mente, del vitale, persino del fisico sottile; perché anche se tutto permane in una sorta di memoria in nuce, normalmente non riemerge.
L’elemento divino presente nella magnanimità del guerriero, che si esprimeva nella sua lealtà, nella sua nobiltà, nel suo elevato coraggio, l’elemento divino dietro alla mentalità armoniosa e alla vitalità generosa del poeta e che si esprimeva in esse, quello permarrà e potrà trovare una nuova espressione in una nuova concertazione del carattere o, se la vita si volge al Divino, potrà venire utilizzato come un potere per la realizzazione o per l’opera che dev’essere compiuta per il Divino.
Sri Aurobindo - Lettere