AUROBINDO YOGA SADHANA

Dicembre 2024

11 Dicembre 2024

Oggi si celebra Gita Jayanti, il giorno in cui ebbe luogo il dialogo fra Krishna, considerato un Avatara o incarnazione del Divino, e Arjuna, un principe guerriero, sul campo di battaglia di Kurukshetra.

Questo dialogo, riportato all’interno della monumentale opera epica indiana Mahabharata, viene denominato Bhagavad Gita o Canto del Signore (è costituito da versi poetici in sanscrito) e costituisce una delle principali sacre scritture dell’India.

Sin da quando apparve in Europa nella sua prima traduzione inglese, la Bhagavad Gita ha affascinato e ispirato i più grandi intellettuali occidentali (solo per citarne alcuni: Schopenhauer, Coleridge, Goethe, Beethoven, Thoreau, Tolstoy, Steiner, Huxley, Assagioli).


“La Gita è come un oceano insondabile, la fonte di una miriade di gemme preziose. Si può spendere una vita intera a scandagliarne gli abissi e non giungere ancora al suo fondale o riuscire a stimare la sua profondità. Si può cercare per cent’anni e ancora aver difficoltà a raccogliere anche solo un centesimo delle ricchezze che sono contenute in questa riserva infinita di gemme preziose. Eppure, se uno riuscisse a recuperarne anche solo una o due di queste gemme, da povero diventerebbe ricco, da pensatore profondo arriverebbe alla saggezza, da ripudiatore di Dio si muterebbe in devoto, da energico ed eroico uomo d’azione, tornerebbe al suo campo d’attività perfettamente equipaggiato e pronto per raggiungere lo scopo della sua vita.”

Sri Aurobindo

Per l’occasione ne pubblichiamo un verso esemplare (riportato nel libro del nostro Maestro) in cui troviamo in essenza il principio della sua dottrina, che fonde in una suprema, sublime sintesi tre correnti principali dello Yoga (che spesso tendono invece a prendere direzioni divergenti): lo Yoga della Conoscenza (Jnana Yoga), lo Yoga della Devozione (Bhakti Yoga), lo Yoga dell’Azione (Karma Yoga).


मन्मना भव मद्भक्तो मद्याजी मां नमस्कुरु |

मामेवैष्यसि युक्त्वैवमात्मानं मत्परायण:

manmanā bhava madbhakto

madyājī māṁ namaskuru,

māmevaiṣyasi yuktvaivam

ātmānaṁ matparāyaṇaḥ.


Su di Me fissa la tua mente, a Me sii devoto, a Me sacrifica, a Me inchinati. Così unito a Me nell’Anima, considerandoMi la Meta Suprema, a Me giungerai.

manmanā: unisciti a Me con la tua mente.

Per Conoscere la vera Realtà, lo Spirito, il Divino, di cui l'Universo è soltanto una maschera, non possiamo limitarci a una conoscenza esteriore, sensoriale o intellettuale, ma dobbiamo aprirci e unirci nella nostra mente interiore all’Esistenza, Coscienza, Beatitudine universale e trascendente.

madbhakto: diventa Mio devoto.

La vera Realtà, il Divino, non è soltanto un’Esistenza o un Sé impersonale, bensì un Essere eterno, una Persona infinita, di cui tutte le personalità individuali sono un’espressione limitata nella Natura. Possiamo entrare in una relazione cosciente e reciproca con questo Essere supremo mediante un sentimento di puro amore, di devozione, di dono di sé totale e disinteressato. Ogni sentimento incentrato sull'ego ci impedisce di percepire il Divino attraverso il cuore e di cogliere la sua azione nell’Universo, che è di amore e di supporto costante per tutti gli esseri indistintamente.

madyājī: a Me sacrifica.

Il sacrificio, inteso nella sua connotazione più vasta, cioè offrire interiormente ogni nostra azione al Divino, ci consente di non restare vincolati al karma, alle conseguenze positive o negative delle nostre azioni, e di portarci, da un’azione motivata dal desiderio e dall’ego, a un’azione governata sempre più consapevolmente e direttamente dal Volere Divino.

bhava: diventa.

Tutto ciò richiede molto più che una semplice adesione intellettuale: richiede un cambiamento, una vera e propria trasformazione del nostro essere, con un processo più o meno lungo a seconda della sincerità che ci anima nel perseguirlo.

māṁ namaskuru: inchinati di fronte a Me.

“A Me” o “Mio” dice ripetutamente Krishna, indicando con un pronome personale la Persona suprema e infinita, di cui Egli è la manifestazione, ma che è presente, nascosta, in ogni creatura. Non in qualche potere o essere limitato, ma in questa suprema e universale Presenza, Signore di tutti i mondi, possiamo riporre la nostra completa fiducia.

māmevaiṣyasi yuktvaivam ātmānaṁ: così unito nell’anima Mi raggiungerai.

Solo conformandoci totalmente nel nostro essere alla Realtà Suprema possiamo raggiungerla e vivere costantemente in Essa. Non si intende qui soltanto raggiungerla in un qualche altro mondo o paradiso dopo la morte del corpo, ma esperirla già qui sulla Terra come la Realtà più profonda dietro l’apparenza esteriore delle cose.

matparāyaṇaḥ: avendoMi come meta suprema.

Non si può conoscere questa Realtà suprema senza orientare interamente la nostra volontà verso di essa. Ogni altra cosa andrebbe subordinata allo scopo centrale dell’esistenza.